La giornata di giovedì 14 novembre 2002 resterà non solo nella storia venticinquennale del papato di Giovanni Paolo II, ma anche in quella dei rapporti tra Stati e Chiesa, e in particolare delle relazioni istituzionali tra Italia e Santa Sede. Mai infatti, prima di quel giorno, un Papa era entrato, ed aveva parlato, nella sede del Parlamento italiano. Ed anche se la possibilità di un evento come questo si era affacciata riservatamente varie volte, con prudenti annunci, auspici ed inviti più o meno pubblici, generalmente seguiti da rinvii, per ragioni diverse la concretizzazione di una data aveva sempre incontrato difficoltà.
Pesavano, sicuramente, motivi storici, a cominciare proprio dalla vicenda unitaria e dall'<<antica ferita>> della breccia di Porta Pia, quel che uno studioso come Arturo Carlo Jemolo aveva definito il <<dilaceramento>> dei rapporti tra Stato e Chiesa. E pensava, nel passato più recente, l'esperienza del grande partito democristiano di maggioranza, candidato, per quarant'anni, a una rappresentanza, almeno nelle ambizioni, esclusiva dei valori cattolici, e insieme geloso fin dai tempi di De Gasperi, della propria autonomia politica in Parlamento.
Ci voleva dunque un Papa non italiano e aperto da sempre a un orizzonte mondiale, proprio come Wojtyla, per realizzare questa eventualità. E occorrevano, forse, anche la fine di quella fase della politica interna generalmente denominata Prima Repubblica, l'avvento della democrazia maggioritaria, la piena legittimazione di tutte le forze politiche e la diffusione del voto cattolico nei diversi schieramenti, per neutralizzare anche le ultime resistenze di parte italiana.
Non a caso il Papa, seduto sullo scranno più alto del Palazzo che ai tempi dello Stato Pontificio ospitava il Tribunale dell'Inquisizione, esordirà con il solenne riconoscimento della libertà e tolleranza garantita dalla Repubblica nel magistero della Chiesa in Italia e si dichiarerà <<consapevole del forte significato della presenza del successore di Pietro nel Parlamento italiano>>, sottolineando, ancora, il legame <<davvero profondo>> tra Santa Sede ed Italia, <<passato tra fasi e vicende diverse, non sfuggendo alle vicissitudini e alle contraddizioni della storia>>.
Un approccio del genere discende chiaramente della visione globale del Papa, che colloca appunto la "diversità", e in qualche caso l'alternanza, dei rapporti con l'Italia, sullo sfondo di una storia generale e di un'evoluzione mondiale dei comportamenti umani, ai quali sono state dedicate due encicliche (Sollicitudo rei socialis e Veritatis splendor) e la costante preoccupata attenzione di Giovanni Paolo II. Ma nel momento in cui si affacciano, come accade in Europa, tentativi di spostare più in alto le sedi di governo, di superare i confini transnazionali e contemperare economie, culture ed esigenze diverse, il Papa averte che è suo dovere far sentire la propria voce e richiamare gli uomini che lavorano nelle istituzioni ad aspirazioni più alte: <<non c'è democrazia senza valori>>. Ed è proprio sulla base di quest'ottica che il Papa riesce ad affermare efficacemente la centralità dei diritti degli individui e dei popoli, rispetto a quelli degli Stati.
Di qui - ed è il tema centrale del discorso del 14 novembre alla Camera - il riferimento alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948, la riproposizione del tema della vita, la riscoperta della legge naturale perchè, più che i diritti positivi, sono i precetti universali, fondati non solo sulla religione ma anche sui valori condivisi, che possono avvicinare popoli diversi e spingerli a condividere poteri e responsabilità istituzionali.
Nell'immediato, Giovanni Paolo II avverte la coincidenza tra una guerra imminente e che solleva molte divisione all'interno della comunità internazionale, e l'inizio dei lavori della Convenzione europea dalla quale dovrà uscire l'embrione della nuova Carta costituzionale dell'Europa allargata. Ed ha poi ben presente la preoccupazione, manifestata da molti dei parlamentari che lo ascoltano, per le condizioni disumane in cui vivono in Italia i detenuti.
Il fatto che la prima delle sue sollecitazioni (il riferimento religioso da inserire nella nuova costituzione europea) sia stata delusa, e la seconda (clemenza per i carcerati) sia approdata, alla fine di un iter parlamentare estenuante, a un provvedimento dagli effetti assai limitati, il cosiddetto 'indultino', sono dimostrazioni realistiche delle difficoltà di affermarsi, appunto, di una democrazia fondata sui valori.
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    - Comunicazione agli studenti
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